Libera-mente
Amnistia? Meglio un pò di lacrime e sangue!
Un personaggio di un telefilm poco noto e popolare, seppure abbia nondimeno saputo trasmettere contenuti e spunti di autoanalisi molto interessanti, almeno al sottoscritto, ad un certo punto, a grandi linee, dichiarava: “Ciascuno di noi ha degli scheletri nell’armadio; solo un trionfo può spazzarli via tutti quanti, completamente!”. Che il mondo calcistico italiano contenga del marcio è ormai così lampante da offendere l’intelligenza di chiunque se lo senta dire, indipendentemente dal rapporto che questi abbia con il calcio in sé, e che, d’altro canto, sia, più o meno fortunatamente, divenuto un mercato a parte capace di mobilitare e di drenare capitali in quantità e volumi più che industriali, assolutamente non sfugge a nessuno; quello che questo mio breve post (che ritorno a scrivere dopo un intervallo di silenzio cui mi hanno costretto studi ed esami) intende allora arrivare a dire è molto semplice, finanche banale: per cinque anni, non sempre in maniera del tutto candida, angelica e disinteressata, la vecchia classe politica e dirigente (verso la quale non mi vergogno di manifestare simpatia molto maggiore che per l’attuale, almeno per certi fondamentali aspetti) si è trovata a gestire scandali di varie dimensioni ed entità, a scoprire buchi (neri) voraginosi nei conti delle squadre e manovre e manfrine che non hanno manifestato solo la perdita, bensì anche lo smarrimento più totale del senso della salutare e genuina sportività che, invece, avrebbe dovuto indissolubilmente caratterizzare iniziative ed organizzazioni come quelle calcistiche (ed, ovviamente, non soltanto). La precedente classe dirigente, però, i suoi interessi palesi con il calcio li aveva e se li coltivava abbastanza limpidamente, forse fin troppo chiaramente, ed ormai quel che è stato, è stato.
Nel frattempo, d’altro canto, la classe politica (forse) ha subito un ricambio radicale, che sta determinando procedimenti di contro-regime assolutamente stridenti e non so quanto avveduti; sono stati portati alla ribalta i “moralmente migliori” ed i garantisti del rigore e delle giustizia e correttezza, al punto che, emersa adesso l’infezione più grande delle storia del calcio, a questo punto e nelle condizioni presenti altro non ci si sarebbe potuti aspettare che un nuovo sistema, un nuovo regime, una serie di provvedimenti che raschiassero via tutto il marcio e dessero una lezione esemplare, per severità ed incisività, alla spavalderia di certe persone e di certe organizzazioni il cui potere le aveva messe in condizione di reputarsi persino al di sopra della legge e dello Stato. E invece?
E invece è successo che l’Italia ha vinto i Mondiali 2006 (prosit!) ed il nuovo illuminato ed inflessibile Governo Italiano, paladino di moralità e di etica stoica, dopo aver fatto sentire per mesi il tremendo cigolio delle catene, adesso si è commosso e, con le lacrime ed il batticuore per il recente trionfo, ha già promesso provvedimenti speciali di misericordia e di amnistia. In pratica, il domani prodiano, il faro delle speranza dell’unità, della concordia, della rinascita e del risanamento sarà questo: il piccolo commerciante o lavoratore, che, per sopravvivere, fingerà di dimenticarsi di battere uno scontrino o di registrate un insignificante guadagno, magari realizzato con ore di straordinario o di nero, pagherà centinaia di volte di più di quel poco di cui ha impudentemente cercato di defraudare lo Stato; il capitalista plurimiliardario, magari anche ben simpatizzante, invece, dovrà dimostrare di aver speso quel denaro, rubato e truffato, per dei comodi “circenses”, che, peraltro, distrarranno, con notevole utilità, certa consistente fetta d’opinione pubblica dai marroni e dal dilettantismo del “nuovo” Governo, e subito si troverà la legge o la scorciatoia, neppure un po’ tortuosa, per gettargli il salvagente prima che anneghi.
So, allora, che il 99% dei lettori disapproverà questo mio articolo e, forse, proverà un desiderio irresistibile di manifestare, verso chi l’ha scritto, tutto l’odio ed il disprezzo possibile, per essersi, questi, permesso di mettere in discussione i santissimi giocatori della trionfante Nazionale Italiana, ma, conoscendomi bene, so anche che difficilmente riesco a nascondere quel che penso e a non esprimere le mie opinioni in libertà. Mi rendo anche conto che siamo in Italia e che, se non proprio “delle banane”, che da noi non crescono decisamente bene, certo potremmo esser definiti la “Repubblica del Pallone”, dove quasi tutto è deciso su un campo da calcio e persino davanti alle tragedie più disumane, si è incapaci di rinunciare ad emozionarsi ad uno stadio o davanti ad un televisore, quando il giocatore della propria squadra, anche a costo di giocare con il lutto al braccio (un vero ossimoro visivo e concettuale) metta a segno punti e successi; ma non credete che, a questo punto, un ambito, per quanto leggero possa essere o aspirare di essere, tanto più richieda inflessibile rigore, disciplina e trasparenza, quanto più si trovi a raccogliere e manovrare capitali e risorse? Non pensate che sarebbe, se non altro, un segno di rispetto verso quei milioni di tifosi, che alle squadre fanno pervenire finanziamenti a iosa ed in maniera del tutto gratuita, solo per il raro gusto dell’ebbrezza dell’emozione e della partecipazione emotiva? Se una squadra vince, infatti, chi ci guadagna? Eppure, chi paga gli stipendi clamorosi, tanto più in un mondo in cui ancora miliardi di persone vivono con meno di due dollari al giorno, a chi altra occupazione di vita non ha, che giocare, divertirsi, fare la bella vita e scoprire (davvero in tutti i sensi) “pretty women” come letterine, veline e qualunque altra categoria femminile che termini per -ine (non saprei se come vezzeggiativo o come diminutivo, in senso morale ed intellettuale)? Se si considera tutto, insomma, un’amnistia è sicuramente popolare e guadagna voti a chi la difende ed attua, ma quanto risanerà il Sistema-Italia? E, ormai, non pensate, onestamente, che una rigorosa cura dimagrante, in ogni direzione e significato, non potrebbe che giovare e recuperare lo spirito più genuino e naturale del calcio e degli sport in generale?
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