Libera-mente
Il caso delle intercettazioni telefoniche: serve una soluzione!
Intervengo accoratamente, sia personalmente sia a nome di chi, come il mio caro amico Luca (che potete trovare nell'album di questo blog), con me condivide, fra l'altro, la medesima preoccupazione e lo stesso desiderio di una soluzione, in merito alla controversa materia delle intercettazioni, che da ormai più di un anno stanno falcidiando vittime a destra e a manca, in una maniera che, onestamente, reputo del tutto inaccettabile ed inammissibile.
Chi, come il sottoscritto, fra le proprie, seppur modeste e scarse letture, annovera “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, ricorderà senz’altro un dettaglio, tutt’altro che irrilevante, nella presentazione che l’autore fa dell’Ungheria dopo l’invasione russa e l’instaurazione del regime comunista, dal 1956, vale a dire il fatto che tutte le personalità di rilievo e di pubblica popolarità venissero quotidianamente ascoltate con micro-spie, al telefono e nelle normali conversazioni domestiche, al punto che, ironizza poi amaramente un personaggio del romanzo, non sarebbe stato difficile, a un biografo futuro, ricostruire, anche in maniera molto dettagliata, le vite più illustri ed autorevoli della storia del Paese. Senza porre, allora, adesso, il solito paragone fra il regime che si sta (o si stava) affermando in Italia da qualche tempo e quello comunista russo e dell’Est-Europa degli scorsi decenni, risulta tuttavia chiaro a tutti che delle intercettazioni, in Italia, da ormai troppo tempo, è stato fatto un uso criminoso ed abusivo. Non entro nel merito di scandali calcistici, che, del resto, non amando io il calcio, non mi pertengono minimamente; dichiaro, peraltro, di non sollevare la questione con la coscienza macchiata da alcun timore o da alcuna insicurezza: giudico tuttavia molto pericoloso e preoccupante per le sorti della nostra Libertà e Democrazia, il fatto di poter essere sempre più spiati ed ascoltati, anche nelle più innocenti comunicazioni quotidiane, amichevoli o di lavoro, col rischio di subire persecuzioni e controlli severi ed infamanti, magari persino in virtù di un’innocua battuta un po’ audace.
Premesso, del resto, che giustifico ogni controllo e azione che provengano dall’iniziativa del nostro Servizio Segreto, cui tributo, d’altro canto, la massima credibilità e garanzia di libertà d’azione al di là di ogni legalità (come disse una volta il Presidente Cossiga, infatti, il Servizio Segreto nasce ed opera solo nell’a-legalità e non può sicuramente sottostare ai vincoli di garanzia e di controllo delle leggi), è altresì evidente, tuttavia, l’eccesso ingiustificabile cui si è giunti adesso, di magistrati e loro collaboratori che, delle intercettazioni telefoniche, si sono avvalsi e si avvalgono come materiale probatorio per inchieste, attribuendo, dunque, valore sin tropo significativo a documenti che però, di fatto, si limitano a trascrivere e riportare parole, frasi, riflessioni telefoniche di insospettabili interlocutori, trascurandone l’intonazione, che, invece, delle conversazioni telefoniche, già di per sé prive della mimica, costituisce il basilare elemento discriminante fra il serio e il faceto, il sincero ed il mendace.
Ribadisco allora che non ho alcunché da eccepire alle intercettazioni disposte ed eseguite dai Servizi Segreti: sono curate da persone che, a rischi altissimi, si fanno carico della sicurezza dell’intera Nazione e che gestiscono le proprie questioni con una cautela e con una discrezione tali, non solo da rassicurarmi, ma, a mio avviso, persino da meritarsi, proprio in quanto capaci e competenti, prerogative assolute ed esclusive. Non posso più accettare, però, l’abuso quasi ricattatorio, che delle intercettazioni è stato fatto, legalmente ed illegalmente, contro personaggi di spicco della più o meno discutibile moralità, ma, pur tuttavia, sempre rispettabili proprio in quanto persone, e, del resto, non intendo stare a chiedermi, in fondo, quanto all’oscuro dei “potenti” amici (Telecom pare aver spiato illegalmente anche alcuni dei finanzieri e banchieri finanziatori e soci, ma, come da più parti riconosciuto, sostanzialmente, ispirarsi al sacrosanto principio della “presunzione d’innocenza”: perché, allora, si continua a permettere la fuga, dietro lauta ricompensa, dagli uffici dei magistrati o dai laboratori di lettura delle bobine di registrazione, di testi e documenti che finiscono poi con l’essere irresponsabilmente pubblicati e, quindi, con l’esporre, indegnamente, alla pubblica gogna chi, seppure, di fatto, meritandosi un simile trattamento, tuttavia, ancora non ha subito un giusto processo, né il percorso di queste bobine e dei dossier che ne derivano?
Se è così, d’altro canto, personalmente lancio allora, ovviamente senza alcuna pretesa di essere ascoltato, tuttavia avvalendomi della libertà di parola e d’opinione che ancora mi rimane, l’appello affinché le intercettazioni siano, quanto prima, fortemente regolate e corroborate dal suono reale delle conversazioni, senza recitazioni e distorsioni (cui, invece, si fa ridicolo ricorso, talvolta), che siano tutelati tutti coloro che delle intercettazioni non siano vittime e, tuttavia, entrino a contatto con gli intercettati, oppure che, in definitiva, si concluda il ricorso a simili metodi d’indagine e d’inchiesta, si puniscano il più severamente possibile tutti quanti se ne siano illegalmente avvalsi, per semplice curiosità o con propositi dei meno trasparenti e limpidi, facendone poi un uso scorretto ed inquisitorio e procurando la diffamazione di esterni, non coinvolti affatto nelle vicende d’indagine, e si lasci, in definitiva, solo ai Servizi Segreti, quando lo ritengano opportuno, il diritto di entrare e uscire dalla sfera del privato di ogni singolo cittadino.
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