Libera-mente
La guerra dei pacifisti che disunisce l'Unione.
Ma che cosa abbiamo fatto di male, noi italiani, per meritarci certe figuracce internazionali, sapientemente confezionate e puntualmente servite, dal nostro illuminato (forse un po’ fulminato) Governo di veterani-dilettanti? La missione italiana in Afghanistan, sotto l’egida imperiosa ed autorevole dell’ONU, sta risanando un Paese lacerato da decennali conflitti etnico-cultuali, da regimi autoritari scellerati e, da ultimo, proprio come il fondo di un barile, da una dominazione terroristica ed integralista, rea di alcune fra le più gravi infamità della storia umana; per cinque anni l’Italia ha perseguito con coerenza una linea dura contro il terrorismo internazionale, che, peraltro, ha saputo sventare numerose minacce di attentati in casa nostra, ed è riuscita a guadagnarsi una credibilità, all’estero, forse senza precedenti, sia per gli stretti rapporti amicali con gli USA, sia per l’autorevolezza esemplare raggiunta in sede UE, emancipatasi, finalmente, dalla subordinazione servile a Francia e Germania; arriva al Governo l’Armata Brancaleone dell’illustrissimo ex-Presidente della Commissione Europea e, fra mille incertezze e papocchi, per ragioni di retrograda ideologia filo-sovietica e pseudo-pacifista (per me, almeno, pace non può significare andare a manifestare contro una guerra, per la fratellanza e la solidarietà, ed inneggiare, allo stesso tempo, con tutto l’odio ed il livore possibili, contro questo o quel politico, democraticamente eletto, lanciandogli contro slogan tutt’altro che onorevoli), all’esame parlamentare, dove l’attuale maggioranza detiene, sull’opposizione, una superiorità numerica schiacciante, si scopre che certe alleanze, cementate solo dall’odio verso una persona, che, per parte sua, intelligentemente e strategicamente, una volta sconfitta, si è appostata silenziosa lungo la riva del fiume, quelle stesse alleanze “ad personam” (“ad”, in questo caso, vuole essere avversativo e non finale) si sbriciolano come un pezzo di pane indurito col tempo e danno pericolosi segni di instabilità e fragilità.
Probabilmente la guerra in Afghanistan era sbagliata (ma più di 3000 vittime civili ed innocenti, al World Trade Center, proprio meritavano e meritano ancora giustizia ed un rispetto che, penso, davvero era difficile far passare attraverso le strade “cala-brache” delle diplomazia, tanto più con interlocutori così pericolosamente determinati alla distruzione ed al conflitto); probabilmente la guerra è sempre sbagliata (anche se, personalmente, condivido l’antica logica del “si vis pacem, para bellum”, che fece sopravvivere in pace, per due interi secoli, l’intero, continentale Impero Romano); certamente, posso anche condividere la posizione di chi, pur non aborrendo la guerra, in assoluto, tuttavia la giudica in assoluto l’ultima delle strade percorribili (e, d’altro canto, certi contesti richiedono un’azione rapida ed efficace che non può farsi attendere, per ragioni di sopravvivenza più generale che semplicemente nazionale o locale); ma, a questo punto, cosa ci rimane? Ci rimane una missione di pace, calorosamente raccomandata dall’ONU, nell’interesse degli sventurati civili del luogo e che, in Italia, l’attuale maggioranza non sa trovare una posizione comune e la forza di decidere se conservarla o farla cessare, seppure con obbrobrio internazionale e classica figuraccia e vigliaccata “all’italiana”; rimane un’opposizione intelligentemente pronta a difendere la sicurezza della presenza e del lavoro prezioso ed eroico dei nostri soldati nel luogo e che, però, in cambio di un voto parlamentare che salverebbe la faccia al Governo, chiede, ragionevolmente, la testa del Presidente del Consiglio (chissà se i burattini sentono dolore quando gli si stacca la testa), se dovesse esser dimostrato dai numeri, ciò che da mesi la stessa opposizione andava ripetendo: la maggioranza non può governare da sola, non ha numeri sufficienti e, se proprio si vuole ostinare a farlo, affronti allora la durezza della realtà quotidiana, nel sottile filo che separa la sopravvivenza dalla rovina.
In definitiva, che la missione di pace in Afghanistan continui, il sottoscritto lo auspica di cuore e per molte ragioni; che i soldati siano ritirati dall’Iraq proprio non lo stupisce (il sottoscritto, a suo tempo, fu contrario all’impegno italiano, sebbene lo giudicasse una causa nobile e, peraltro, il ritiro era già stato predisposto); se il Governo imporrà un Diktat alla propria maggioranza, perchè gli eviti disonorevoli scivoloni politici, il sottoscritto non è in grado di dirlo, ma, sinceramente, se l’aspetta: se non altro, se, al momento del voto, i mal di pancia espressi da taluni negli ultimi giorni, rientreranno beatamente, almeno, il fatto di per sé potrà lanciare un chiaro segnale della democrazia e della libertà decisionale che regna all’interno dell’Unione. Per il resto? Per il resto, nell’attesa che gli eventi maturino da sé, godiamoci allora sereni il sole di questa calda estate, presso la riva del nostro fiume, e rinfreschiamoci abbondantemente nella sua acqua, prima che cominci ad essere troppo impregnata di sangue e di putridi cadaveri.
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