Libera-mente

La questione della stampella: una possibile soluzione.

Intervengo solo con un breve inciso, in questo rilassante e pacato sabato di fine settembre, a sostegno dell’intervento tenuto di recente a Palazzo Madama dal Sen. a Vita e Presidente della Repubblica emerito, On. Francesco Cossiga, in merito alla riforma dell’ordinamento costituzionale relativo al Senato Italiano. Il picconatore sardo, infatti, fra un colpo assestato a destra e uno anche, “per intervalla insaniae”, ha però finalmente partorito un’idea concreta e buona, che chi scrive sente di approvare pienamente.

È scorretto e formalmente inaccettabile, ha affermato, che chi non gode del democratico mandato popolare, come i privilegiati Senatori a Vita, per quanto illustre o meritorio, tuttavia fornisca puntualmente la stampella di salvataggio al Governo ad ogni decisiva votazione parlamentare, proprio nell’aula che le ultime regolari elezioni politiche, dunque il manifesto volere della popolazione, su scala regionale, ha voluto in quasi perfetto equilibrio.

C’è senz’altro da rilevare ed apprezzare la coerenza dell’affermazione e della posizione: Cossiga, del resto, in occasione del tormentato voto di fiducia al Prodi-bis, in una lettera ai colleghi Senatori e Senatrici a Vita, aveva espresso l’invito a non votare, nel caso in cui il loro apporto fosse stato fondamentale (salvo poi votare lui stesso a favore, con tutti gli altri sei; ciononostante, una scivolosa caduta di stile si può ammettere, pur non potendosi facilmente concedere: del resto non fu sicuramente isolata).

Cossiga si è anticipato, allora, firmatario di una legge, prossima ad essere presentata al Parlamento, che cancelli le figure dei Senatori a Vita (del resto, sono già in sette, il 2,17% di un’aula già composta da 315 rappresentanti del popolo, eletti dal popolo su base regionale e nella circoscrizione internazionale; e, d’altro canto, a quei sette potrebbero aggiungersene altri cinque, che l’attuale Presidente della Repubblica, guarda caso ex-Senatore a Vita, avrebbe la prerogativa di scegliere e nominare, fra i cittadini che hanno illustrato l’Italia nel mondo, per meriti intellettuali, letterari, scientifici o artistici, i quali porterebbero l’apporto della componente dei senatori a Vita, a Palazzo Madama, al 3,67%, quasi un piccolo partito che, visti gli attuali schieramenti e l’orientamento storico dell’attuale Capo dello Stato, già ben si potrebbe prevedere da che parte si collocherebbe) o, comunque, le privi del diritto di voto.

Il sottoscritto, onestamente, non disapprova l’idea di dare un giusto e doveroso riconoscimento ai benemeriti della Repubblica e non disdegna, dunque, fino al punto da volerla cancellare, l’esistenza della figura istituzionale del Senatore a Vita (benché, non per essere nostalgici di una riforma non approvata da un altro, altrettanto democratico e recente voto popolare, tuttavia per dirla proprio tutta, di gran lunga avrebbe preferito quella meno incisiva e pur sempre prestigiosa del Deputato a Vita); d’altro canto, approva con la massima energia e positività l’abolizione del loro diritto di voto: chi siede a Palazzo Madama, come a Montecitorio infatti, rappresenta democraticamente e legittimamente (o almeno così dovrebbe essere) persone, realtà e programmi ben precisi e localizzabili, da cui e per cui è stato scelto rispetto a sfidanti di opposte fazioni e schieramenti, e proprio dal mandato parlamentare, di conferimento popolare, gode del diritto/ dovere di partecipazione e di voto alle assemblee parlamentari, come minima particella percentuale, pur tuttavia a volte anche decisiva nell’elaborazione ed adozione di scelte e strategie, che poi coinvolgono inevitabilmente tutto il Popolo e lo Stato.

Concludo, pertanto, con l’auspicio che le parole di Cossiga non siano la solita demagogia populista a buon mercato, che troppo spesso viene propinata, ma, al contrario, si sostanzino di fatti concreti, vale a dire di una legge veramente in composizione e di prossima presentazione; che il Parlamento si dimostri intelligente ad autorevole, come al solito, ma soprattutto autonomo, indipendente e pienamente rappresentante e tutore del popolo italiano, del suo volere, dello Stato e del suo ordinamento completamente democratico; che, in definitiva, questa “questione della stampella”, come personalmente amo definire la situazione apertasi e non risolta a Palazzo Madama, possa trovare una soluzione chiara, ragionevole e definitiva, indipendentemente da progetti di potere e di sopravvivenza, dal richiamo a situazioni analoghe del passato o dal riferimento a plausibili proiezioni nel più o meno remoto futuro.

Autore: tacito Categoria: Generale Letto 381x volte giovedì, 28.09.06 20:19:07 Permalink Punti "Karma": 7. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

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